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San Sebastiano Martire
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Chiesa Parrocchiale di

SAN SEBASTIANO MARTIRE


 

NOTIZIE STORICHE

La chiesa fu eretta dal vescovo tiburtino Andrea Croce nel 1565.

L’architrave del portale d’ingresso fornisce in latino la data di costruzione: Anno del Signore MDLXV (1565). E’ tra le Chiese più antiche esistenti in Castel Madama. Ad essa furono annessi altri locali.

L’insieme era conosciuto prima come “Pia opera san Sebastiano”, poi come “Ospedaletto” o anche “Lazzaretto”, perché vi venivano accolti i malati, poveri e bambini bisognosi e  abbandonati.

Il piccolo complesso si trovava in aperta campagna ai piedi della collina poi chiamata “Collicelli”.

Fiorì per la generosità dei castellani fino al 1736 quando fu aperto a Tivoli l’Ospedale S. Giovanni Evangelista affidato ai Fatebenefratelli.

La chiesa fu eretta a Parrocchia il 3 marzo 1959.

 

L’ ESTERNO


L’architettura è semplicissima, monocromatica: facciata liscia, alta nella parte centrale, due segmenti laterali,  più bassi nascondono il tetto a capanna.

Al centro un lucernario rotondo e disadorno. Il portale d’ingresso è di fattura classica.

Importante una piccola lapide posta a sinistra del portone sulla quale è scritto: “Si dichiara che la chiesa, la sagrestia e la stanza ad essa sovrastante sono immuni” (cioè luoghi sacri di rifugio anche per i perseguitati dalla giustizia).

 

L’ INTERNO

Il soffitto a capriate in legno nasconde il tetto. Sulle pareti laterali due grandi nicchie presentano affreschi di autore ignoto. Nella nicchia di sinistra è riprodotta la Vergine Immacolata tra sant’Antonio da Padova e San Rocco. In quella  di destra Gesù Crocifisso. Gli affreschi risalgono allo stesso periodo del complesso architettonico.

Più importante il grande affresco che abbellisce l’abside e la calotta. Esso rappresenta la scena del martirio di san Sebastiano. E’ un’opera pregevole, attribuita ai fratelli Zuccari (XVI sec.) .

 

In  primo piano si notano tre imponenti personaggi: Al centro San Sebastiano , ai lati due arcieri e in alto angeli musicanti che assistono al martirio; lo scenario di fondo ci mostra la valle Empolitana così come era nel XVI secolo.


 




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