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Parrocchia S. Michele Arc. e San Sebastiano M. – Castel Madama

Cammino di AVVENTO - anno b -

SìMAinCORO

Presentazione

Il cammino di Avvento che qui offriamo alle comunità educanti per i gruppi di bambini dai 6 ai 10 anni, si inquadra nell’orizzonte pastorale “Cantare la fede” e desidera sviluppare questa immagine del canto corale quale chiave di lettura del Natale e del periodo di preparazione nelle diverse parrocchie.

L’espressione “cantare la fede” suggerita da Papa non è solo un’azione, ma contiene già in sé la motivazione: la gioia del Vangelo è ciò che sprigiona e alimenta il canto.

Una fede cantata è dunque una fede che riconosce in Gesù Cristo la melodia più bella da far giungere ad ogni uomo o donna, grande o piccolo, invitandolo per “contagio” ad unirsi al coro dei credenti.

Le letture della domenica sono la struttura di questo cammino di Chiesa, nel quale innestiamo una “nota” diocesana per camminare “accordati”. In questo caso specifico, non con il classico LA, ma con un SI’ (tutto mariano), per sottolineare la nostra personale e comunitaria partecipazione alla gioia del Natale, a cui gli stessi angeli nel Vangelo ci invitano assieme a tutti gli “uomini di buona volontà”.

La figura di Giovanni Battista, accanto a quella di Maria, ci accompagnerà con la sua originale “lezione” di canto‐della‐fede che sempre la Chiesa ci affida nell’anno b.

Questo il percorso nelle 4 settimane

Domenica

Vangelo

Titolo

Tema

Segno

1^ ‐ 30 nov

Mc 13, 33‐37

Occhio all’attacco!

La vigilanza. Il proprio compito

Maestro/ direttore

2^ ‐ 7 dic

Mc 1, 1‐8

Giovanni, the voice

Le nostre capacità

Voce del cantante

3^ ‐ 14 dic

Gv 1, 6‐8. 19‐28

La più bella musica mai scritta

La testimonianza

Spartito

4^ ‐ 21 dic

Lc 1, 26‐38

Una sinfonia in SI’ maggiore

La disponibilità e  la condivisione

La nota sì

 

UN FILM da vedere:

“Les choristes” di Christophe Barratier (Francia, 2004) ‐ 95’Anche se il film contiene molti altri temi (il mondo della scuola, i metodi educativi usati un tempo, il periodo storico, etc…) l’esperienza del coro è centrale e ben descritta.

Suggeriamo di scegliere o ritagliare anche solo qualche scena del film da far visionare al gruppo per lanciare l’attività e aprire la riflessione.

Vedi a questo indirizzo la scheda sul film con la valutazione pastorale:

http://www.siti.chiesacattolica.it/pls/siti/datafilm_cnvf.dati_film?c_doc=4404&origine=0

 

1^ DOMENICA di AVVENTO 30 novembre

OCCHIO ALL’ ATTACCO!

Dal vangelo secondo Marco (13, 33‐37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

In ascolto della Parola di Dio

Nel Vangelo di oggi Gesù ci richiama quanto sia importante la “vigilanza”: un ascolto attento per esser pronti all’azione. Ci apprestiamo a vivere il tempo dell’Avvento con uno stile di sollecitudine rispetto ai fatti di ogni giorno e alle persone che ci circondano, proprio come i coristi non perdono mai di vista il loro direttore e, dunque, quello che si chiama il momento dell’attacco. Chi vuol far parte di un coro impara presto che è solo il maestro a dare i tempi e il via, ci si dovrà perciò allenare nella capacità di attenzione e interazione, altrimenti confusione e stonature sono assicurate!

Gesù mette in guardia i suoi usando l’immagine di un “padrone di casa” che può tornare da un momento all’altro, annunciando così anche a noi il suo ritorno, alla fine dei tempi, che non deve trovarci impreparati. Prontezza dunque («vegliate!»), ma anche consapevolezza del compito che ci è stato affidato: la nostra parte nel coro. Nel canto polifonico, infatti, le voci si fondono, ma ciascuno segue sullo spartito le note a lui/lei affidate: conoscere e cantare bene la propria parte, permette di arrivare armonici e piacevoli all’orecchio di chi ascolta.

Nella liturgia domenicale

Cosa vuol dire “far bene la propria parte” all’interno della Santa Messa?

Qual è il nostro grado di attenzione e prontezza alla risposta?

Come prima domenica possiamo invitare i bambini a notare le “novità” che questa celebrazione di Avvento porta in sé (cosa che, in genere, è già consuetudine nelle parrocchie)… a questo richiamo alla specificità di gesti e segni aggiungiamo, magari, un’osservazione sui tanti “ruoli” presenti nel rito della Messa (dal sacerdote ai chierichetti, dai lettori, all’assemblea) e di quanta confusione e distrazione si crea proprio quando non li si affida a qualcuno, quando non li si svolge con cura, quando si “improvvisa” perché non se ne conosce il senso.

Suggerimenti per le attività

Attraverso dei giochi che valorizzino le capacità di attenzione e concentrazione possiamo introdurre i bambini alla tematica della vigilanza a cui ci richiama il Vangelo di domenica.

Creiamo dei momenti di “incontro” perché i bambini capiscano che nelle nostre comunità ci sono vocazioni e compiti diversi (che non sono sempre e solo operativi o visibili; es.: gli ammalati a casa pregano per la comunità)… sottolineando come vivere e pregare assieme, fa’ di noi tutti un’unica “sinfonia” nella Celebrazione eucaristica.

Chiediamo ai ragazzi quali siano i servizi che amano fare. Cerchiamo di capire insieme a loro che ruolo hanno nella comunità, se sentono di avere un “loro” posto. Attraverso la ricerca dei loro nomi nel registro dei battesimi (per quelli battezzati in parrocchia) i bambini scoprono la loro chiamata a far parte della Chiesa con il Battesimo.

Per esplicitare ulteriormente che anche loro sono “chiamati”, proponiamo ai bambini un gioco che sottolinei l’importanza di avere un posto (sedia) con il proprio nome e, magari, valorizzi i simboli del Battesimo per ripercorrerne insieme il rito e il suo significato.

Preghiera di ringraziamento al termine dell’Eucarestia domenicale: Un compito importante

Grazie Signore Gesù, per i meravigliosi doni di cui ci riempi ogni giorno,

rendici capaci di riconoscerli e non smetteremo mai di ringraziarti.

Grazie Signore Gesù perché non giudichi secondo le apparenze.

A ciascuno di noi hai affidato un compito importante, anche se siamo piccoli,

anche se conosci tutti i nostri limiti.

Hai sempre voluto che gli uomini fossero tuoi collaboratori nella storia della salvezza:

fa’ che viviamo questo tempo di Avvento pronti a compiere la volontà del Padre. Amen.

 

2^ DOMENICA di AVVENTO 7 dicembre

GIOVANNI, THE VOICE

Dal vangelo secondo Marco (1, 1‐8 )

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.

Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

In ascolto della Parola di Dio

Se il Vangelo di Marco fosse un grande concerto rock (in stile Live Aid del 1985) potremmo dire che la sua opera inizia con un assolo a voce scoperta, senza alcun accompagnamento strumentale.

E' lo stesso Giovanni Battista che parla di sé usando questo termine: «io sono voce». Incarnando quel messaggero che il profeta Isaia tanto tempo prima aveva descritto, si lascia guidare dallo Spirito nel deserto e alza la sua voce fino a risultare un “grido” di invito alla conversione. Curiosa la scelta del deserto, perché noi andremmo in un luogo già super‐affollato per portare un annuncio che tutti devono sentire. Invece la voce di Giovanni risuona potente dove apparentemente nessuno la sente: il suo è un richiamo ad uscire dal nostro quotidiano rumore, per entrare in una dimensione differente, assistere ad un “concerto” mai suonato finora! L’evangelista Marco, infatti, ha messo subito in chiaro che questa musica è la “buona notizia” di Gesù, Figlio di Dio, e Giovanni non ha paura di “tirare fuori” tutta la sua voce per fare in modo che la gente accorra, che possa prepararsi all’incontro con Gesù, ad ascoltare Colui che è il Verbo (la Parola di Dio) fatto carne.

Nella liturgia domenicale

In questa seconda domenica, seguendo il suggerimento delle letture proposte, daremo grande spazio alla “voce”. Ci sembra importante perciò mettere in luce tutti i momenti della liturgia in cui la voce del sacerdote, le voci dei fedeli sono fondamentali. Proclamare la Parola di Dio (ad es.) non è leggere il giornale… tenere un ritmo e un tono adatto, scandire le parole, sono tutte attenzioni necessarie perché la Parola di Dio (a cui “prestiamo” la voce!) arrivi chiara a tutti.

Anche la coralità di alcune risposte dell’assemblea dice la nostra partecipazione e non è secondaria o facoltativa: quanta gente fa scena muta a Messa, convinta che la sua voce non serva! Dall’altra parte ci sono anche momenti in cui le nostre voci devono tacere perché sia la voce di Dio a parlare ai cuori di ciascuno e allora anche il silenzio trova senso nella Messa.

Suggerimenti per le attività

N.B.: Tutte le attività proposte hanno come protagonista “ la voce”

Per far cogliere come ogni voce sia differente dalle altre registriamo i bambini mentre parlano o cantano e vediamo (attraverso qualche strumento elettronico o programma nel pc… ci facciamo aiutare da qualcuno che se ne intende!) come ognuna abbia una sua frequenza.

Proponiamo un gioco dove i bimbi bendati riescano a riconoscere le voci degli amici del gruppo.

Attraverso semplici canti a cappella o “giochi con la voce” i ragazzi possono capire meglio il valore di questo dono. Possiamo farci aiutare da qualcuno che “con” la voce (es.: cantante, attore o speaker radiofonico) o “per” la voce (logopedista) ci lavora.

Possiamo creare attività leggendo degli episodi dell’AT dove “la voce” sia protagonista:

(la chiamata di Samuele: 1 Samuele 3,1‐10; Salmi 29 e 66; Isaia 40, 9; Zaccaria che diventa muto: Lc 1, 5‐22)

Preghiera di ringraziamento al termine dell’Eucarestia domenicale: Una voce ci chiama

Sono solo belle parole! Questo è quello che il mondo dice dei tuoi insegnamenti.

Noi sappiamo invece che la tua voce ci sveglia e ci richiama a camminare sui sentieri che portano a te.

Tu che un tempo hai parlato attraverso Giovanni il Battista, non farci mancare anche oggi perso ne

che annuncino con voce sicura e con i gesti della loro vita quanto è grande la tua misericordia. Amen.

 

3^ DOMENICA di AVVENTO 14 dicembre

LA PIU’ BELLA MUSICA MAI SCRITTA

Dal vangelo secondo Giovanni (1, 6‐8. 19‐28 )

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,  perché tutti credessero per mezzo di lui.

Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».

Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

In ascolto della Parola di Dio

La figura del Battista viene riproposta per ben due settimane nella liturgia dell’anno B proprio per sottolineare due aspetti della testimonianza cristiana: il coraggio nel metterci la propria faccia e il sapere che non si annuncia se stessi, ma sempre e comunque il Signore Gesù. Il Vangelo di domenica scorsa ci ha mostrato come Giovanni si è fatto “voce” perché il Cristo (il canto) potesse raggiungere il cuore degli uomini, oggi le domande che gli vengono rivolte dai sacerdoti e dai levìti sembrano volerlo far cadere in trappola. Sarebbe facile, infatti, per Giovanni raccogliere il successo della sua predicazione, legare a sé le folle accorse al fiume Giordano… restando nella metàfora del concerto: proclamarsi il cantautore e firmare autografi per i suoi fans! Ma Giovanni è categorico: «Io non sono il Cristo». Taglia corto e torna a descriversi solo con le parole di Isaia, perché egli sa che Gesù è già presente tra loro, anche se non conosciuto, e che la Sua di Persona è l’unica che può donare salvezza ad ogni uomo. È come se oggi Giovanni dicesse: “una voce ha risvegliato il vostro cuore, ma io sono solo la band di supporto… voi siete qui per ascoltare la più bella musica mai scritta: Gesù Cristo, Figlio di Dio!”

Nella liturgia domenicale

Mettendoci alla scuola del Battista, cerchiamo di cogliere il centro della liturgia cristiana: entrare nella logica del dono. Prima di qualsiasi nostro gesto, delle nostre parole, delle mirabolanti idee per animare l’assemblea, infatti, è Dio che attraverso lo Spirito Santo agisce e ci parla anche oggi, guarisce le ferite del Suo popolo, dona se stesso nel pane eucaristico.

Avremo cura perciò di aiutare i ragazzi a capire che partecipare alla liturgia in modo “sano” è riconoscere che Dio che “fa qualcosa” per noi e non siamo noi che ci sforziamo di fare una cosa per Lui (alzandoci presto anche di domenica!)

Suggerimenti per le attività

Chiediamo ai bambini di osservare il Creato (... ritagliando foto da riviste o portando libri naturalistici da casa) per creare in gruppo “La top ten” = le 10 meraviglie della natura.

Successivamente ci si chiede insieme: “L’hai fatto tu? Sei tu l’artefice? Chi l’ha fatto?” affinché i bambini prendano consapevolezza di come la bellezza viene da Dio. L’armonia del Creato ci darà modo di fare un parallelo con la musica, nostro tema portante, per poter arrivare a definirlo come lo “spartito” di una meravigliosa sinfonia di cui Dio è il compositore.

Ai più grandi possiamo suggerire di “trasportare” il brano evangelico con un’ambientazione musicale (es: cosa suona/canta Giovanni ‐ la gente che accorre cosa/perchè va ad ascoltare ‐ cosa chiedono a Giovanni i suoi “ascoltatori” ‐ cosa risponde Giovanni…)

Si può anche pensare di drammatizzare l’episodio con i ragazzi più grandi, perché lo presentino al gruppo dei piccoli.

Preghiera di ringraziamento al termine dell’Eucarestia domenicale: Il coraggio di parlare

Non sappiamo Signore Gesù se quegli uomini al fiume Giordano hanno subito messo in pratica i consigli di Giovanni o se, sulla strada di casa, avessero già cominciato a pensare che fossero troppo difficili.

Anche noi siamo spesso tentati di trovare giustificazioni per non impegnarci.

Tu che ti sei fatto pane per entrare in comunione con noi, donaci il coraggio di parlare di te,

per farti conoscere a tutti i nostri amici. Amen.

 

IV^ DOMENICA di AVVENTO 21 dicembre

UNA SINFONIA IN SI’ MAGGIORE

Dal vangelo secondo Luca (1, 26‐38 )

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo.

L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

In ascolto della Parola di Dio

Alle porte del Natale, quest’ultima domenica di Avvento è illuminata dalla figura di Maria, giovane abitante del paesino di Nazaret, periferia delle periferie. Dio sempre ci stupisce oltre ogni nostra immaginazione. È come se il più grande compositore di tutti i tempi, bussasse alla porta del più sconosciuto dei cantanti, di chi forse finora si è esibito solo mentre lavava i panni alla fontana o per le capre del paese: “Maria tu hai una parte nella sinfonia che salverà il mondo”. Altro che essere scelti nella categoria Under Donne di X Factor!

Con Maria di Nazaret abbiamo un tuffo al cuore (noi forse saremmo rimasti afoni davanti a tale annuncio!) ma in lei vince subito la purezza quasi sfrontata dell’adolescente, sente il fascino del Progetto e già si immagina sul palco: Come avverrà questo?

Qui c’è tutta la bellezza del Natale che ci stiamo apprestando a vivere: un “sì” a Dio per fare la nostra parte nella storia della salvezza, un “sì” che ci apre al dono di noi stessi, un “sì” che ci proietta nel coro dei credenti per “cantare la nostra fede”.

Nella liturgia domenicale

Dopo aver ribadito come nella liturgia domenicale il ruolo di “protagonista” è di Dio, va chiarito che non si tratta comunque di un assolo, perché il Signore, in questa dinamica di dono e di salvezza, ha voluto coinvolgere l’uomo in tutta la sua libertà. Suggeriamo allora di valorizzare la processione dei doni all’altare come segno personale‐comunitario di partecipazione all’eucarestia che celebriamo. Per un altro verso, anche il “Credo” può essere sottolineato quale risposta alla Parola ascoltata, la nostra personale‐comunitaria disponibilità a seguire Gesù Cristo, un SI’ che nessuno può dire al posto nostro e che Dio non dà certo per scontato!

Suggerimenti per le attività

Rileggiamo il Magnificat come canto di gioia di chi dice “Sì” al Signore. Il gruppo ne individua la struttura: la riconoscenza delle meraviglie operate, la lode a Dio, il racconto di ciò che il Signore ha fatto.

Cerchiamo di sottolineare e spiegare come nella Bibbia chi dice di “Sì” al Signore e al Suo progetto poi prorompe in un canto di gioia.

Esempi:

Cantico di Anna (1 Sam 2, 1‐10)

Cantico di Zaccaria (Lc 1, 67‐80)

Magnificat (Lc 1, 39‐55)

Cantico di Simeone (Lc 2, 29‐32)

Preghiera di ringraziamento al termine dell’Eucarestia domenicale: Se dico di sì

Davanti ad un Dio che si fa bambino, ognuno trova il suo posto,

e c'è anche il mio… se dico di sì.

Vorrei far parte del tuo coro, Signore,

fidarmi di Te anche su quello che non capisco.

Vinci le mie paure, rendi la mia voce sicura

per cantare la gioia del Natale.

Abita in me in me come hai fatto con Maria,

e chi mi incontra conoscerà l'amore vero

quello di chi ama per primo.

Signore Gesù, ti dico di sì.

Amen

 
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