Home Eventi Incontro del 21 dicembre: testo per la riflessione prima degli auguri
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PARROCCHIA

S. MICHELE ARC, E S. SEBASTIANO M.

CASTEL MADAMA

21/12/2010

 

 

INCONTRO DI PREGHIERA

IN PREPARAZIONE AL NATALE

 

Canto

 

G. Giuseppe è il personaggio che prendiamo in considerazione in questo nostro momento di preghiera. È un personaggio taciturno: i vangeli non registrano alcuna frase, alcun discorso uscito dalla sua bocca. Ciò che conta però non è parlare, ma fare. E Giuseppe è un uomo giusto, pronto ad obbedire alla voce di Dio.

 

S. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo.

T. Amen.

S. Dio, che chiede ad ognuno di noi di fare la sua parte con semplicità e con

gioia, sia con tutti voi.

T. E con il tuo spirito.

Una preghiera per disporre il nostro cuore a cori alterni

 

1. Gesù, noi siamo ammirati davanti a Giuseppe, che ti ha fatto da papà, ti ha

accolto nella sua famiglia e ti ha preparato alla vita. Gesù, vorremmo avere anche

noi la sua fede semplice e solida.

 

2. Gesù, vorremo avere anche noi la disponibilità di Giuseppe a compiere in

qualsiasi frangente quello che tu gli chiedi, la delicatezza e la tenerezza con cui

tratta Maria perché le vuole bene e anche se non capisce quello che è avvenuto in

lei non vuole vederla soffrire.

 

1. Gesù, vorremmo avere anche noi lo spirito operoso di Giuseppe che non si

sottrae alla fatica, non misura i sacrifici per di portarti in salvo e di strapparti ai

soldati di Erode che ti cercano per ucciderti.

 

2. Gesù, vorremmo avere anche noi l’amore di Giuseppe, un amore che si

mostra con i fatti, non con le parole, un amore che non ha bisogno di tanti discorsi

perché sono le azioni a rivelarlo.

 

1. Gesù vorremmo agire anche noi con lo stile di Giuseppe. Donaci di fare

ogni cosa, dalla più piccola alla più grande, con impegno e con attenzione, dando il

meglio di noi stessi. Senza apparire, nel nascondimento e nel silenzio operoso.

 

Come un’intervista

�� Giuseppe, noi sappiamo che a te non piace tanto parlare. Però vorremmo che

tu ci dicessi chi sei e che cosa fai… insomma che ti facessi conoscere.

 

Sono un giovane di Nazaret e di mestiere faccio il falegname e il carpentiere. Il mio

lavoro consiste nel riparare gli oggetti di lavoro: vanghe, zappe, aratri… Costruisco

qualche mobile molto semplice come panche e tavoli. E poi dispongo le strutture di

legno che servono per fare una casa: le impalcature su cui salgono i muratori, le

travi che servono per la copertura…

Sono originario di Betlemme, la città in cui è nato il grande re Davide e appartengo

anch’io alla sua discendenza. È grazie a me che, con la nascita di Gesù, si sono

realizzate le promesse di Dio riguardo al Messia che sarebbe stato un membro della

famiglia di Davide.

 

�� Come mai tu, che sei originario di Betlemme, che si trova in Giudea, sei finito

a Nazaret, che è in Galilea?

 

I tempi in cui sono vissuto non erano facili. E bisognava correre dietro al lavoro.

Ecco perché sono arrivato a Nazaret. Vicino al villaggio si stava costruendo una

grande città e c’era possibilità di lavoro per tanti artigiani come me. E poi a

Nazaret ho trovato Maria e ho deciso di sposarla, di fare assieme a lei una famiglia

tutta mia.

 

�� C’è stato, però, un momento in cui stavi per rompere il fidanzamento?

 

Sì, è stato quando mi sono accorto che Maria stava aspettando un bambino. Noi

eravamo fidanzati, ma non ci eravamo ancora sposati e io sapevo bene che quello

non poteva essere mio figlio. La nostra legge prevedeva che io convocassi gli

anziani e ripudiassi Maria pubblicamente, rompendo il fidanzamento. Ma io non

volevo esporla ai giudizi cattivi della gente e l’avrei fatto, ma segretamente, senza

fare chiasso perché in ogni caso le volevo bene.

 

�� Giuseppe, chi o che cosa ti ha fatto cambiare idea?

 

Dio mi ha mandato in sogno un suo angelo, che mi ha detto che quanto era

accaduto rientrava nei piani di Dio. E mi ha invitato a prendere in sposa Maria e a

riconoscere Gesù come figlio mio, cioè a fargli da padre..

 

�� E tu, che cosa hai fatto a questo punto?

 

Ho seguito le indicazioni di Dio perché ero convinto che sarebbe stata la cosa più

giusta da fare. Così, agli occhi di tutti sono diventato suo padre davanti alla legge

ebraica e davanti a tutto il villaggio. E gli ho dato il nome che mi era stato

suggerito da Dio: “Gesù”, cioè “Dio salva”. Quella, infatti era la sua missione:

salvare gli uomini.

 

�� Giuseppe, non è stata quella, però, l’unica volta in cui ti sei fidato di Dio…

 

No, l’ho fatto tutte le volte che mi è stato richiesto: quando si è trattato di fuggire

da Betlemme perché Gesù non venisse ucciso dai soldati di Erode e poi quando,

morto Erode, si è trattato di tornare in Palestina… A fidarsi di Dio, credimi, non ci

si sbaglia mai. L’Altissimo, infatti, ci chiede di collaborare al suo progetto di

amore, di fare la nostra parte.

 

Canto al vangelo: Alleluia,

 

Dal Vangelo secondo Matteo Mt 1,18-24

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di

Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello

Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla

pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando

queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse:

«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti

il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un

figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per

mezzo del profeta:

Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:

a lui sarà dato il nome di Emmanuele,

che significa Dio con noi.

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del

Signore e prese con sé la sua sposa.

 

Omelia

 

La nostra risposta

 

P. Ho pensato tante volte a Giuseppe perché la storia di quest’uomo che ti ha

fatto da padre, Gesù, è del tutto eccezionale.

 

M. Eccezionale quanto gli accade e rischia di stravolgere la sua quieta

esistenza. Eccezionale la sua delicatezza, libera da qualsiasi desiderio di ritorsione,

di rivalsa, immune da qualsiasi gesto dettato dall’orgoglio ferito.

 

P. Eccezionale la sua fede, la disponibilità con cui accoglie la rivelazione che

lo raggiunge nel bel mezzo di un sogno. Eccezionale il suo amore, che manifesta

realizzando un progetto più grande di lui, accettando un ruolo decisivo, destinato

però a rimanere nell’ombra.

 

T. Siamo ormai vicini al Natale e tu, Signore Gesù, ci proponi un modo

concreto di vivere questi giorni. Tu ci chiedi di far nostri gli stessi

atteggiamenti di Giuseppe e di farti posto nella nostra vita.

 

Invocazioni

 

S. Preghiamo Dio per le nostre famiglie e per le chiese del Signore Gesù, e

per questa comunità di battezzati a cui apparteniamo. Dio è fedele e sa ascoltare

coloro che lo supplicano con fiducia. Nello Spirito del Signore Gesù, preghiamo

ripetendo:

 

T. Dio della vita e dell’amore, noi ti preghiamo.

 

1. Noi ti preghiamo per quelli che ci hanno trasmesso la fede: i nostri genitori, i

preti e i catechisti e questa comunità alla quale apparteniamo. Preghiamo…

 

2. Noi ti preghiamo per il papa e per i vescovi, custodi del vangelo, trasmesso

dagli apostoli. Preghiamo…

 

3. Vogliamo pregarti anche per le nostre famiglie perché impariamo insieme,

piccoli e grandi, a fare la volontà di Dio. Preghiamo…

 

4. Ti invochiamo per tutti i papà: dona loro la stessa fede di Giuseppe e lo stesso

amore che egli ha saputo donare a Gesù e a Maria. Preghiamo…

 

5. Ti supplichiamo per tutti quelli che passeranno Natale accanto ai poveri per

trasmettere loro un po’ di affetto e di gioia. Preghiamo…

 

T. Padre nostro…

 

 

 

Un impegno per tutti

 

G. Il Signore accende in noi la luce dell’IMPEGNO e della COMPASSIONE verso

tutti quelli che soffrono, verso quelli che mancano del necessario: del cibo e del

lavoro, di una casa, della scuola e delle medicine. Lui che è venuto povero tra i

poveri ci invita a mostrarci generosi con chi è nella miseria e nel bisogno.

 

Una storia per capire (a raccontarla è un papà)

 

Un giorno un rabbino domanda ai suoi discepoli quando si può affermare con

verità che la notte è finita e si è levato un nuovo giorno. Sono molte le risposte che

gli vengono proposte: «Quando si può vedere da lontano un animale e distinguere

un cane da un montone…», dice uno. «Quando si percepisce il primo raggio di sole

che appare all’orizzonte…», risponde un altro. «Quando, stendendo le braccia

davanti a me non confondo più un filo bianco da un filo nero…», tenta un terzo.

È il rabbino alla fine a fornire la sua risposta: «Semplice: quando potete vedere

il volto di qualsiasi essere umano e riconoscere in lui un fratello o una sorella. Fino

a quel momento è ancora notte per voi!» (P. MOURLON BERNA Récits et

Paraboles de vie, Lumen Vitae, Bruxelles 2006, II, 39).

 

Orazione finale

S. Signore Dio, a San Giuseppe tu hai dato una missione e una grazia perché

Gesù, bambino e adolescente, potesse far esperienza di un padre su questa terra, lui

che ci ha insegnato a chiamarti Padre nostro. Benedici le nostre famiglie e tutte le

famiglie e fa’ che nessuno su questa terra si senta abbandonato e solo. Per Cristo

nostro Signore.

T. Amen.

 


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